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DietaGIFT e corsa: salute senza imposizioni PDF Stampa E-mail
Marina Del Corno   
 
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Quando ci si ritrova in un parco a correre è subito evidente a chiunque che l'unico scopo per cui le persone sono lì è quello di farsi una bella e sana corsetta soli o accompagnati da amici che condividono la stessa passione o, perché no, dal proprio cane.

In quei momenti tutti sono con abiti sportivi, scarpette e poco altro e, nonostante qualche piccolo spazio alla civetteria, non ci sono evidenti diversità tra le persone che magari durante il resto delle giornate svolgono attività assolutamente lontane e differenti.

La corsa accomuna tutti e fa parte del gioco sentirsi in famiglia: ci si aiuta a vicenda, ci si sorride o ci si incoraggia nei momenti di difficoltà.

Non è importante quello che si fa nella vita perché in quel momento correre è il comune denominatore per tutti ed è forte la motivazione che spinge anziani o ragazzi, lavoratori o pensionati, ognuno per quello che può fare, a passare del tempo a sudare e stancarsi per raggiungere un obiettivo: stare bene con se stessi.

Andare nel verde quando è possibile ci riconcilia con la vita e ci dà la possibilità di scegliere in base al tempo e alla voglia del momento se fare una lunga passeggiata piuttosto che una corsetta leggera o una corsa impegnativa solo perché sentiamo l'esigenza di “scaricarci”. Siamo arbitri di noi stessi, solamente la nostra voglia e la nostra passione ci possono guidare in questo.

Basta poco: un paio di scarpe e una tuta. I parchi in città magari non sono molti ma sono gratis.

Dieta GIFT ci può aiutare a raggiungere e mantenere la nostra forma fisica altrettanto democraticamente: nessuno ci impone cosa mangiare ad ogni pasto, ci sono delle regole questo è vero, ma sono legate soprattutto al vecchio buon senso, al mangiare sano, al seguire i ritmi ormonali del nostro corpo, a fare una prima colazione come i nostri nonni facevano prima di andare nei campi, senza imposizioni specifiche ma con delle linee guida. Del resto è risaputo che non esiste democrazia senza regole.

Questo significa anche poter scegliere l'aragosta o le alici, il filetto o una coscia di tacchino, le uova o il caviale, la mela o le fragole. Scegliere quale cibo comperare e non legare le nostre giornate a menu prefissati da altri può essere percepito inizialmente con diffidenza perché al principio può risultare più facile “obbedire” a degli ordini precisi piuttosto che pensare a cosa sia meglio mangiare ogni volta.

Come sempre però essere obbligati a fare qualcosa porta a ribellione e quindi a ritornare a mangiare senza avere imparato nulla sul nostro corpo e sulle sue esigenze.

I nutrizionisti ben conoscono questo problema per cui in questi giorni ci stanno proponendo un periodo di obbedienza al quale faccia seguito un breve momento in cui ci si può lasciare andare trasgredendo, ma sotto controllo, alle regole base. Quindi libertà vigilata per avere bonus tipo un cucchiaio di marmellata o due cucchiaini di parmigiano grattugiato o un cucchiaio di olio d'oliva! Esauriti i bonus si ritorna alle regole base da carcere duro. Non avendo compiuto alcun delitto se non quello di avere magari mangiato un po' troppo nei periodi precedenti, la voglia di evadere si erge sempre più.

Quando usciamo è normale che si possa scegliere di indossare tuta e scarpe sportive se la meta è andare a correre mentre opteremo per un abito impegnativo se pensiamo di andare ad una cena importante. Dieta GIFT ci dà la possibilità, anzi ci richiede, di scegliere cosa e quando mangiare non in base ad una tabella stabilita da altri ma in base a quello che dobbiamo fare nella giornata e alle nostre esigenze: una lunga passeggiata in montagna o una giornata seduti dietro una scrivania sono attività che evidentemente necessitano di una diversa alimentazione. Ma anche una giornata che preveda una lunga e importante riunione di lavoro o un esame scolastico ci porterà a pensare di scegliere cibi diversi da una in cui pensiamo di fare una piccola passeggiata in centro città.

Per questo è di estrema importanza capire che avere tabelle prestabilite per i pasti è come imporci di andare a fare una gita in montagna in giacca e cravatta o con gonna e tacchi a spillo. Imparare a scegliere ogni mattina come vestirci e contemporaneamente cosa mangiare è il primo passo da compiere.

Per lo stesso motivo avere le tabelle di marcia definite ci può portare a dover chiedere un branzino quando siamo in una baita di montagna piuttosto che un risotto caldo sulla spiaggia. Il risultato finale sarà quello di trasgredire alla regola e sentire di avere fallito l'obiettivo primario di perdere peso.

Una regola che sia quotidiana ha senso se è possibile metterla in pratica senza costrizioni pesanti e se la si può sentire nostra, altrimenti non si può chiamare regola ma imposizione e ci porterà inevitabilmente alla ricerca di qualcosa che ci possa soddisfare, a qualcosa in cui credere.

Allora possiamo capire che oltre a tutti i motivi scientifici relativi all'abbassamento metabolico indotto da una dieta ipocalorica (sono ormai moltissimi i lavori che documentano i danni all'organismo provocati da questo tipo di diete: si veda per esempio il lavoro di Chan et al. del 2003), al fatto che il nostro equilibrio ormonale venga intaccato e a tutti i validissimi motivi che portano la maggior parte delle persone a riprendere il peso perduto, c'è una verità che sta al di sopra di tutte le altre: dobbiamo credere in quello che facciamo.

Mangiare è vivere, cibarsi di qualcosa che ci possa piacere è gratificante, evitare di farci del male è altrettanto importante. Questo si può ottenere solo potendo scegliere come impostare la nostra vita in base a delle regole che qualcuno deve dimostrarci che siano utili e importanti per noi e che ci diano spazio di scelta.

Il solo fatto che grandi esperti di alimentazione ci dicano ancora oggi che il sovrappeso sia una malattia cronica ma soprattutto che si riprendono i chili nel momento in cui si torna ad una alimentazione “normale” deve assolutamente farci riflettere: ci stanno dicendo che possiamo stare bene solo se non viviamo nella normalità. L'aspettativa è che ci si senta in “cura” per tutta la vita, e qui non si tratta di prendere due pastiglie al giorno che non costa nella pratica molta fatica, significa avere davanti la prospettiva di vivere in modo “anormale” tutta la nostra esistenza.

Siamo sicuri che sia la strada giusta per impostare la nostra vita?


Commenti utenti (1)
Postato il carla, 26-09-2009 10:43,
1. una strategia
Ciao a tutte io ho iniziato a correre in palestra da un anno e quando corro sento che il mio corpo è in pace con me. 
La guerra dei chili di troppo l'ho persa molti anni fa, ma ora ho ripreso a combattere, usando una nuova strategia, mangiare è bene ma muoversi è meglio.Ho abbinato le due cose e staremo a vedere.
 
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