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La formula felice: miele, frutta, cioccolato amaro
D WEB, la Repubblica delle Donne, 17 Novembre 2007
 
Obesità infantile 2008: epidemia e falsi profeti PDF Stampa E-mail
(16 voti)
di Luca Speciani e Antonella Carini   

Da più parti si assiste ad un tam tam continuo teso a rendere noti sia le problematiche di salute connesse al sovrappeso che le stime sul fenomeno. Data l’entità del problema che tocca tutti i paesi industrializzati, si tenta di correre ai ripari andando a puntare l’attenzione sulle possibilità di prevenzione da parte delle entità coinvolte, dai microcosmi di famiglia e scuola alle strutture della ristorazione pubblica, fino ai servizi sanitari nazionali ed organismi internazionali.
Ma se la bontà del metodo si può anche giudicare dai risultati ottenuti, forse c’è qualche cosa che non va sulle strade battute.

teenager-tv-food.jpgDati del 2000
Diamo uno sguardo all’evoluzione del fenomeno in Italia: nel 2000, lo Studio “PASSI”  (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia)  realizzato dal Centro nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanita’, monitorando la fascia di età tra i 6 ed i 17 anni, era giunto ad una conclusione piuttosto sconfortante: il 24% dei ragazzi italiani è in sovrappeso con un Indice di Massa Corporea > 24 ed il 4% è obeso, presentando un IMC superiore a 30.
Un ulteriore motivo di preoccupazione era costituito dalla triste concordanza tra le percentuali degli adulti e quella dei ragazzi rispetto ad un peso in eccesso.

Ed oggi?
Da allora, si sperava che qualcosa potesse essere fatto, dato l’evidenza lampante di un pericoloso legame tra sovrappeso giovanile e sovrappeso in età adulta, con tutte le negative implicazioni a livello fisico ed emotivo.
Purtroppo, dopo 8 anni la situazione è addirittura peggiorata. Il progetto “Okkio alla SALUTE”, è un’indagine condotta nelle scuole italiane dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali – CCM - e coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Ministero della Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Ricerca e Nutrizione. La ricerca su 18 regioni italiane, prendendo in esame 46000 bambini delle scuole elementari ha dato risultati oltremodo negativi: oltre 1 bambino su 3 ha problemi di obesità e sovrappeso. In particolare, mentre i dati relativi alla fascia in sovrappeso rimangono più o meno invariati rispetto al 2000, si assiste ad un incremento dei ragazzi che hanno superato la soglia dell’obesità.    
A peggiorare ulteriormente il quadro si aggiunge un particolare segnale di allarme lanciato dai ricercatori: molti genitori sembrano ciechi di fronte al fenomeno che si verifica sotto i loro occhi. Infatti, dall’analisi comportamentale effettuata sulle famiglie in esame è risultato che solo 6 su 10 mamme di ragazzi in sovrappeso erano coscienti dell’esistenza di un problema. Probabilmente le altre 4 rimangono vittime del paleolitico concetto di “bambino grasso = bambino bello” oppure, forse, hanno lo sguardo voltato altrove.

Lo studio "Okkio alla salute" evidenzia inoltre le radici principali del problema individuando essenzialmente 4 cause fortemente negative e su cui siamo assolutamente concordi:

  • l’11% dei bambini non fa colazione
  • il 28% la fa in maniera non adeguata
  • l’82% fa una merenda di metà mattina troppo abbondante
  • il 23% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura

Se l’Italia si trova a fare i conti con questi numeri francamente spaventosi, il resto del mondo opulento non ride di certo. Molte sono le vie, a volte dibattute, a volte condivise, per cercare i mezzi migliori per reagire ed invertire finalmente la tendenza.
Fin qui, apparentemente tutti d’accordo.
Ma ecco poi spuntare strani studi o addirittura meta-analisi di dubbio significato e dalle rischiosissime conclusioni. Ve ne presentiamo uno, effettuato da studiosi della Mayo Clinic College of Medicine, Rochester, Minnesota; già nel titolo si lascia balenare l’inutilità di adottare cambi di stile di vita per affrontare il problema del peso in eccesso.
Questa metanalisi, infatti, si chiama  "Limited evidence supports the short-term efficacy of medications and lifestyle interventions. The long-term efficacy and safety of pediatric obesity treatments remains unclear." (McGovern, J Clin Endocrinol Metab September 9, 2008). Fermandosi alla sola enunciazione dei risultati far venir voglia di buttare ogni sforzo alle ortiche e limitarsi, semmai, a sperare che l’epidemia del nostro millennio miracolosamente non ci colpisca.

I criteri adottati
Scendiamo però sotto la superficie del solo titolo: Il lavoro citato è una review, peraltro molto ben fatta, che esamina gli effetti di: dieta, attività fisica, intervento farmacologico, estraendo i dati da numerosi studi precedenti. Il tema centrale  del  lavoro sicuramente riconosce che siamo davanti ad una problematica estremamente complessa. Da lì a dedurre che interventi mirati sullo stile di vita siano privi di efficacia, mi pare eccessivo. Mi spiego. Innanzitutto credo che l'assunzione di sibutramina o di orlistat NON rappresenti in alcun modo un "cambio di stile di vita", anzi possa rappresentare una "comoda" scorciatoia per la famiglia che non intende modificare in alcun modo le proprie cattive abitudini. In secondo luogo mi pare che valutare i progressi di un ragazzo che inizia a fare sport sulla base del BMI rischi veramente di falsare i dati. E' infatti esperienza diretta di chiunque lavori nel campo che non appena il ragazzo sedentario incomincia a muoversi vi sia un incremento (talora anche consistente) della sua massa muscolare, evidenziabile con una qualsiasi bilancina impedenziometrica, se non con strumenti più precisi e raffinati (e validati) come un biavector. E' chiaro che a tale ragazzo cresca il BMI, anche se sta già incominciando a perdere massa grassa. Nella migliore delle ipotesi il BMI resta fermo per qualche tempo, fino a che la perdita di grasso è all'incirca pari all'incremento muscolare.
Infine qualche considerazione attenta sulle diete utilizzate negli studi presi in esame. La maggior parte degli interventi si basano o sulla riduzione delle calorie nel loro complesso o (ancor peggio) sulla riduzione del consumo di grassi, ancorché sani. Strategie queste che si sono rivelate fallimentari negli ultimi 50 anni ma che con pervicacia vengono continuamente riproposte. Se si cercano invece con qualche attenzione in letteratura gli effetti specifici del movimento fisico su ipertensione, riduzione della massa grassa, depressione ecc. si trovano lavori chiari e semplici dagli effetti più che evidenti. Sulla dieta occorre cercare con più attenzione: ad esempio i lavori rivolti alle diete "di segnale" che evidenziano come ad esempio l'abitudine ad una buona colazione faccia dimagrire, e come alcuni interventi di contrasto e prevenzione della resistenza insulinica abbiano sortito effetti chiari e documentati. Finché le review sui cambi di stile di vita saranno fatte basandosi su criteri già "bocciati" dalla ricerca, credo che i soli risultati possibili vadano nella direzione della vendita di farmaci che - come ripeto - vedo solo come un comodo libera-coscienza per le famiglie.
E' importantissimo invece che a tutti (e soprattutto a quelle 4 mamme inconsapevoli di cui sopra) sia chiaro che i ragazzi hanno bisogno di noi, come studiosi, come professionisti ed, ancora più come genitori attenti e partecipi.